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Autoritratto con sua figlia, Julie Immagine: Own work

Autoritratto con sua figlia, Julie

Guarda da vicino questo momento intimo catturato nell'«Autoritratto con sua figlia, Julie» di Élisabeth Vigée Le Brun. Nota come tiene sua figlia in grembo, i loro sguardi che incontrano i nostri con un calore che sembra quasi tangibile. Il modo in cui le mani di Le Brun avvolgono Julie parla volumi del loro legame: non è solo una madre e una figlia; è una celebrazione dell'amore materno.

Ora, presta attenzione al sorriso di Le Brun. A differenza dei ritratti tipici del suo tempo, dove i sorrisi erano spesso riservati o contenuti, qui mostra i denti, una scelta audace che riflette un cambiamento nelle norme sociali. Questo dettaglio non riguarda solo l'estetica; suggerisce una crescente accettazione dell'espressione personale nell'arte, segnando una transizione dalle rigide convenzioni del passato.

Creato nel 1786, questo dipinto era una dichiarazione personale di una donna che non era solo una madre, ma anche un'artista pioniera in un campo dominato dagli uomini. Vigée Le Brun era rinomata per i suoi ritratti di royalty, tra cui Maria Antonietta, eppure qui rivolge la tela verso l'interno, rivelando la propria vita.

Mentre sei qui, pensa al significato di questo momento nella storia dell'arte. Come sfida questo ritratto le tue percezioni di maternità e identità? Quali storie pensi che Vigée Le Brun volesse raccontare attraverso questo abbraccio?

Élisabeth Louise Vigée Le Brun, nata il 16 aprile 1755 a Parigi, emerse come una delle più importanti pittrici di ritratti del suo tempo. Figlia di un ritrattista, mostrò talento artistico fin da giovane, ricevendo incoraggiamenti da suo padre e successivamente studiando sotto artisti di spicco. La sua carriera fiorì quando divenne la ritrattista ufficiale di Maria Antonietta, guadagnando riconoscimento tra gli aristocratici e gli artisti europei.

Lo stile di Vigée Le Brun, una fusione di Rococò e Neoclassicismo, era caratterizzato da una sensibilità per il colore e la composizione, spesso drappeggiando i suoi soggetti in tessuti eleganti. Nel corso della sua vita, produsse circa 660 ritratti e 200 paesaggi, con le sue opere conservate in importanti musei di tutto il mondo. Nonostante i tumultuosi eventi della Rivoluzione Francese, i suoi sentimenti monarchici e la sua abilità artistica le permisero di navigare tra le correnti mutevoli dell'arte e della società.

Le sue memorie, pubblicate nei suoi anni successivi, offrono uno sguardo sulla sua vita e le sfide che affrontò come artista donna in un campo dominato dagli uomini. Celebrata da contemporanei come Joshua Reynolds, rimane una figura fondamentale nella storia dell'arte, simboleggiando la transizione dallo sfarzoso Rococò a uno stile Neoclassico più sobrio. Vigée Le Brun morì il 30 marzo 1842, lasciando un'eredità che continua a ispirare.

Fu svelato per la prima volta al pubblico al Salon del 1787 a Parigi, dove attirò l'attenzione per la sua rappresentazione intima dell'artista e di sua figlia. Dopo essere cambiato di mano nel corso degli anni, trovò una casa permanente al Louvre, grazie a una donazione di Eugénie Tripier Le Franc nel 1843. Questa opera non solo mette in mostra l'abilità di Élisabeth Vigée Le Brun, ma riflette anche le norme in evoluzione del ritratto, in particolare con il sorriso audace dell'artista, che era una rarità tra i ritratti d'élite dell'epoca. Mentre ti trovi davanti a questo dipinto, considera i livelli personali e storici che lo circondano, dalla vita dell'artista ai cambiamenti della società.

Un dettaglio sorprendente di questo dipinto è il modo in cui il sorriso di Élisabeth Vigée Le Brun, che mostra i denti, fosse piuttosto rivoluzionario per il ritratto d'élite dell'epoca. Lo storico Colin Jones osserva che questa esposizione dei denti era insolita fino ad allora, suggerendo che i miglioramenti nella cura dentale stavano iniziando a influenzare le norme sociali e le percezioni di bellezza tra le classi superiori.

Il rapporto di Élisabeth Vigée Le Brun con sua figlia Julie era profondamente personale, e questo ritratto riflette il suo desiderio di affermare la propria identità sia come artista che come madre, sfidando le norme della sua epoca in cui le donne erano spesso relegate a ruoli domestici.

Al museo, davanti a qualsiasi opera: scatta una foto e ascolta la sua storia.

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