Lamartine davanti al Municipio di Parigi respinge la bandiera rossa
Una folla compatta si accalca in una piazza lastricata di ciottoli, davanti a un’alta facciata di pietra. Al centro, un uomo con un cappotto scuro e una fascia è in piedi su una sedia, un braccio teso sopra la calca. Guardate la bandiera rossa a sinistra, con la scritta «REPUBLIQUE», e poi i tricolori che svettano al centro e a destra: il dipinto mette in scena la scelta fra due bandiere, e quel braccio teso coglie l’istante della decisione.
La scena si legge grazie all’intreccio, stipato in primo piano, di elementi quotidiani e violenti. A sinistra ci sono un carro e monete d’argento sparse; più in basso, una figura insanguinata giace sulle pietre della pavimentazione, con un cagnolino lì accanto, mentre un cannone e una cassa di legno sono abbandonati tra i detriti. A destra, un ferito viene trasportato su una barella e un cavallo è caduto accanto ai soldati con elmi e shakò. In questa piazza i combattimenti sono appena finiti, e la folla è accorsa per vedere chi darà forma a ciò che verrà.
L’uomo sulla sedia è Alphonse de Lamartine, scrittore romantico e politico, figura di spicco del governo provvisorio riunito al Municipio di Parigi dopo la caduta, nel 1848, della Monarchia di Luglio di Luigi Filippo I. Lamartine respinse la bandiera rossa in favore del tradizionale tricolore, che rimase la bandiera nazionale durante la Seconda Repubblica; questo dipinto commemora quel rifiuto. Nella scena, la bandiera rossa offerta è portata da una donna allegorica a cavallo, con un berretto frigio: una figura estranea al mondo ordinario della folla, che fa della bandiera un ideale respinto.
Henri Félix Emmanuel Philippoteaux, noto come Félix Philippoteaux, nacque a Parigi il 3 aprile 1815 e morì nella stessa città l’8 novembre 1884. Si formò con il pittore Léon Cogniet e debuttò al Salon di Parigi del 1833, affermandosi rapidamente come pittore di soggetti storici e, soprattutto, come specialista di scene di battaglia. Tra le sue opere figurano un ritratto di Napoleone in uniforme di reggimento e una serie di tele che celebrano le vittorie francesi nelle guerre napoleoniche, testimonianza del suo duraturo interesse per le campagne dell’imperatore. Dipinse anche soggetti di gusto orientalista. Nel 1846 fu nominato cavaliere della Legion d’onore, riconoscimento della considerazione di cui godeva tra i suoi contemporanei.
La sua fama, tuttavia, si deve soprattutto ai ciclorami, enormi dipinti circolari concepiti per avvolgere lo spettatore in una scena continua a 360 gradi. Insieme al figlio Paul Philippoteaux, che era stato anche suo allievo, realizzò diversi panorami, tra cui una raffigurazione dell’assedio di Parigi durante la guerra franco-prussiana, della difesa del forte d’Issy nel 1871 e della battaglia di Gettysburg, dipinta nel 1882–83. L’opera su Gettysburg riscosse un successo straordinario negli Stati Uniti: nell’arco di un anno attirò circa mezzo milione di visitatori e ravvivò l’interesse del pubblico per questa forma d’arte per un altro decennio. Per rendere l’illusione ancora più convincente, padre e figlio collocarono davanti alla tela elementi tridimensionali, come parti di diorama e oggetti autentici provenienti dal campo di battaglia, integrandoli con naturalezza nella scena dipinta.
L’opera di Philippoteaux testimonia la sua dedizione allo spettacolo immersivo e alla memoria della storia militare francese, dai trionfi di Napoleone al trauma del 1870–71. La collaborazione con il figlio unì due generazioni di artisti in un’impresa condivisa. I suoi dipinti sono conservati in collezioni pubbliche, tra cui il Museo di storia della Francia di Versailles e il Victoria and Albert Museum di Londra. Morì a Parigi nel 1884; il necrologio in suo ricordo fu pubblicato dal New York Times nel novembre di quell’anno.
Ecco la storia che si cela dietro la tela. Nel 1848 cadde la Monarchia di luglio di Luigi Filippo I e un governo provvisorio si riunì al Municipio di Parigi. Alphonse de Lamartine, scrittore romantico e politico, fu una figura di spicco di quel governo e proclamò ufficialmente la Seconda Repubblica francese. Il dipinto «Lamartine davanti al Municipio di Parigi respinge la bandiera rossa», di Henri Félix Emmanuel Philippoteaux, è datato intorno al 1848 e si trova al Museo Carnavalet di Parigi, dove fu acquisito nel 1901.
La tela è un grande dipinto a olio, alto circa tre metri e lungo sei: occupa un’intera parete e invita ad allontanarsi per osservarla. La tavolozza è composta soprattutto da grigi caldi e ocra, che fanno apparire polverose e consunte la facciata in pietra e la pavimentazione; spiccano invece i rossi, i blu e il bianco delle bandiere, delle uniformi e dello stendardo a sinistra. Al centro, Lamartine è in piedi su una sedia, con un braccio teso, circondato da uomini con fasce a tracolla; la folla gremisce la piazza lastricata e, alle finestre soprastanti, si affacciano figure che agitano le braccia. Il primo piano è ingombro di detriti: un carro e argenteria sparsa, vasi e ceste, una cassa di legno, una botte, un cannone e un cagnolino tra le pietre. A destra, una persona ferita viene trasportata su una barella, accanto a soldati con elmi e shakò e a un cavallo caduto.
Il dipinto raffigura una donna allegorica a cavallo, con un berretto frigio e la bandiera rossa che gli insorti volevano adottare: così la figura ideale viene collocata al di fuori della folla comune. La scena commemora il rifiuto di Lamartine di quella bandiera in favore del tricolore.
Sì, il pittore Henri Félix Emmanuel Philippoteaux realizzò molte opere che raccontano l’ascesa e le vittorie di Napoleone, tra cui un ritratto di Napoleone in uniforme reggimentale.
Sì, anche Paul Philippoteaux era un artista, e i due erano noti per aver realizzato insieme dei ciclorami, tra cui uno sulla battaglia di Gettysburg che divenne popolare negli Stati Uniti.
