Parigi › Museo dell'Orangerie

Paesaggio del Mezzogiorno Immagine: Francesco Bini

Paesaggio del Mezzogiorno

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Osserva il piccolo ponte ad arco al centro, con la sua apertura scura incorniciata da bassi arbusti verdi. Sopra, il cielo è azzurro pallido, ma non uniforme: sottili pennellate bianche lo attraversano vorticando, come il vento sulla superficie dell’acqua. Quelle pennellate non vengono mai nascoste. La pittura è stesa in modo sottile e fluido, e puoi seguire ogni tratto fino alla mano che l’ha posato.

Il ponte e il muro fanno da discreto punto d’appoggio all’intera composizione. Il ponte dà una misura umana a un paesaggio ampio e aperto, mentre il muro, di un arancione intenso, spinge lo sguardo verso la collina coronata da case color crema e dai tetti rossi. Le pennellate nel cielo mantengono viva tutta la superficie, così che persino la zona più vuota sembri ancora lavorata e in movimento.

I dati materiali ci dicono poco, ma con certezza. Il dipinto è un olio su tela, misura 65 per 54 centimetri ed è noto a Parigi come «Paesaggio del Mezzogiorno». Fa parte della collezione del museo con il numero d’inventario RF 1963-39; in precedenza appartenne a Guillaume Paul e, in seguito, alla signora Walter, vedova di Jean Walter. Fu esposto al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1936, al Museo nazionale d’arte moderna di Parigi nel 1954 e alla galleria Wildenstein di Londra nel 1957. André Derain lo dipinse nei primi anni Trenta, in un periodo in cui si era allontanato dai colori vivaci della giovinezza per avvicinarsi a un linguaggio più ordinato e tradizionale. Il soggetto è un paesaggio del sud; il luogo indicato nei documenti, Eygalières, è un villaggio della Provenza dove il pittore trascorse del tempo.

Il paesaggio che vedi è opera di un uomo che aveva imparato a bilanciare l’intensità del colore con una struttura attenta.

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André Derain è stato un artista francese fondamentale, nato il 17 giugno 1880 a Chatou, vicino a Parigi. Ha co-fondato il movimento Fauviste insieme a Henri Matisse, noto per il suo audace uso del colore e la sua espressiva pennellata. Le opere iniziali di Derain del 1905-1906 hanno mostrato tonalità vibranti che sfidavano le estetiche tradizionali, guadagnandosi il soprannome di "les Fauves" o "le bestie selvagge". Il suo periodo a Londra ha ulteriormente evoluto il suo stile, dove ha prodotto una serie di dipinti straordinari che catturavano l'essenza della città con tecniche innovative.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, Derain si è spostato verso un approccio più classico, influenzato dai Maestri Antichi e da un desiderio di ordine nell'arte. Questa transizione ha segnato la sua emersione come leader nel movimento del classicismo rinnovato, dove ha combinato i suoi interessi teatrali con le arti visive. Nonostante le critiche post-belliche, è rimasto una figura significativa nel periodo tra le due guerre, contribuendo alla scenografia di balletto e teatro.

L'eredità di Derain è segnata dalla sua capacità di collegare i movimenti, dal Fauvismo al classicismo, lasciando un segno indelebile nell'arte del XX secolo. È scomparso l'8 settembre 1954, ricordato come un artista complesso che ha navigato i tumultuosi cambiamenti del suo tempo.

André Derain dipinse questa tela nel 1932 o nel 1933, e la scheda riporta entrambi gli anni come datazione. Prima di arrivare al museo, l’opera passò per due proprietari: appartenne a Guillaume Paul e, in seguito, alla signora Walter, vedova di Jean Walter. Oggi il museo la conserva con il numero d’inventario RF 1963-39. Prima di entrare nelle collezioni del museo, fu esposta tre volte: al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1936, con il numero 190 nel catalogo; al Musée national d’art moderne di Parigi nel 1954, con il numero 82; e alla galleria Wildenstein di Londra nel 1957, con il numero 60. La scheda rimanda inoltre a una voce successiva del catalogo ragionato: il catalogo Hoog del 1990, numero 38.

La tela è dipinta a olio e misura 65 per 54 centimetri: è dunque un quadro piccolo e verticale, quasi delle dimensioni di qualcosa che terresti sulle ginocchia. La superficie è costruita con colori terrosi e asciutti in primo piano: ocra, beige e verde oliva stesi a larghe pennellate sul terreno, mentre il muro dietro il ponte è di un arancione saturo, di gran lunga la nota più squillante del dipinto. Il cielo è azzurro pallido, attraversato da sottili pennellate bianche che si incurvano e serpeggiano. La pittura è descritta come sottile e fluida, con i segni del pennello lasciati visibili invece di essere sfumati: la superficie appare così rapida, più che rifinita. Un sentiero chiaro curva nell’angolo in basso a destra e, all’estrema destra, alti alberi slanciati dai tronchi chiari si protendono verso il cielo, mentre un unico alberello si staglia sul margine sinistro.

No, la documentazione indica un intervallo, non un anno preciso: il dipinto risale al 1932 o al 1933.

Sì, fu esposto negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna: a Pittsburgh nel 1936, a Parigi nel 1954 e a Londra nel 1957.

Sì, i due pittori lavorarono insieme nell’estate del 1905 nel villaggio mediterraneo di Collioure, dove André Derain completò «Paesaggio del Mezzogiorno».

Al museo, davanti a qualsiasi opera: scatta una foto e ascolta la sua storia.

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