Parigi › Museo del Louvre

cilindri di Gudea Immagine: Shonagon

cilindri di Gudea

Prenditi un momento per guardare davvero i cilindri di Gudea davanti a te. Questi non sono solo artefatti antichi; sono i cilindri cuneiformi più grandi mai trovati, che si ergono come monumentali testimonianze di una civiltà ormai scomparsa. Nota i dettagli intricati delle iscrizioni: ogni linea di cuneiforme è un sussurro dal passato, che racconta la storia di Gudea, il sovrano di Lagash, e del suo ambizioso progetto di costruire il tempio di Ningirsu.

Beh, questi cilindri non sono solo notevoli per la loro dimensione, ma anche per la ricchezza di informazioni che contengono. Racchiudono il testo più lungo conosciuto nella lingua sumera, un mito che intreccia il divino con l'umano, mettendo in mostra l'importanza della religione e dell'architettura nella società sumera.

Scoperti nel 1877 in quella che era una volta la città sacra di Girsu, questi cilindri rivelano la grandezza del regno di Gudea e il significato culturale del suo tempio. Probabilmente furono collocati in un contesto cerimoniale, forse anche in una performance rituale, segnando la dedicazione del tempio—una celebrazione della fede e del potere.

Mentre sei qui, pensa alle storie che questi antichi testi potrebbero raccontare se solo potessero parlare.

I cilindri di Gudea furono scoperti nel 1877 da Ernest de Sarzec durante gli scavi a Telloh, l'antica città di Girsu in Iraq. Questi straordinari cilindri in terracotta, risalenti a circa 2125 a.C., furono trovati in un drenaggio sotto il complesso templare di Eninnu. Vennero rinvenuti vicino a un edificio noto come Agaren, che conteneva iscrizioni che dettagliavano la sua costruzione da parte di Gudea, il sovrano di Lagash. Si crede che i cilindri siano caduti nel drenaggio durante la successiva distruzione della città. Nel 1878, arrivarono a Parigi, dove ora sono custoditi al Louvre, diventando i più grandi cilindri cuneiformi mai trovati.

Creati intorno al 2200 a.C., sono i cilindri cuneiformi più grandi conosciuti, contenenti il testo più lungo nella lingua sumera. Questo testo non è solo un documento; è una narrazione del favore divino e della legittimità politica. Gudea, il sovrano di Lagash, utilizzò queste iscrizioni per immortalare le sue realizzazioni e la costruzione del tempio di Ningirsu, dimostrando come arte e politica si intrecciassero nell'antica Mesopotamia.

Alcuni studiosi propongono che potessero essere utilizzati in un festival annuale dedicato al tempio, servendo potenzialmente come copione per un'opera rituale che rappresentava il mito della costruzione del tempio di Ningirsu. Questa idea suggerisce che questi cilindri di Gudea non fossero semplicemente registrazioni storiche, ma partecipanti attivi nella vita culturale e spirituale dei Sumeri.

Si crede che i cilindri siano caduti nel drenaggio durante la distruzione di Girsu, generazioni dopo la loro collocazione, indicando una storia tumultuosa per la città e i suoi artefatti.

Al museo, davanti a qualsiasi opera: scatta una foto e ascolta la sua storia.

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